YouEver Care

Approfondimenti

Permessi Legge 104: quanti giorni, chi può chiederli, come si chiedono

3 giorni al mese, retribuiti, che non si tolgono dalle ferie. La regola più importante è cambiata nel 2022 e in giro si legge ancora quella vecchia.

In breve

3 giorni al mese retribuiti36 all’anno — per chi assiste un familiare con handicap in situazione di gravità (art. 3 comma 3 della Legge 104, non la semplice invalidità civile). Sono coperti da contribuzione figurativa e non si scalano da ferie o permessi. Dal 13 agosto 2022 non esiste più il referente unico: più lavoratori possono alternarsi sulla stessa persona assistita, fermi restando i 3 giorni complessivi al mese. La domanda si presenta all’INPS e in copia al datore di lavoro.

La condizione che conta non è l’invalidità

È il primo punto in cui le famiglie si perdono, e costa mesi. L’invalidità civile è una percentuale: dice quanto è ridotta la capacità lavorativa. L’handicap in situazione di gravità è un’altra cosa: è il riconoscimento, previsto dall’art. 3 comma 3 della Legge 104, che la persona ha bisogno di un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale.

I permessi dipendono dal secondo, non dalla percentuale. Si può avere il 100% di invalidità civile e non avere il comma 3; e si può avere il comma 3 senza essere al 100%. Le due cose si chiedono con la stessa domanda — c’è una casella da spuntare — ma le valuta la stessa commissione con criteri diversi, e il verbale le scrive separate.

Se il verbale che avete in mano dice solo una percentuale, guardatelo di nuovo: la riga sull’art. 3 comma 3 o c’è o non c’è. Se non c’è, i permessi non spettano e la strada è chiedere una revisione o una nuova valutazione.

Che cosa è cambiato nel 2022, e perché conta

Fino al 12 agosto 2022 valeva il referente unico: i 3 giorni al mese poteva prenderli un solo lavoratore per ogni persona assistita. Se in famiglia c’erano due figli che lavoravano, uno solo poteva usarli — l’altro no, mai, nemmeno alternandosi.

Il D.Lgs. 105/2022 ha cancellato quella regola. Oggi più lavoratori possono fruire dei permessi per la stessa persona, alternandosi: il tetto resta di 3 giorni al mese complessivi, ma si possono dividere. Due figli che prendono un giorno e mezzo a testa sono a norma.

Perché lo scriviamo così in evidenza. Perché è la modifica che il web ha assorbito peggio: moltissime pagine ancora online — comprese pagine di studi e di associazioni — raccontano il referente unico come se valesse. Il risultato è famiglie in cui una persona sola si carica tutto convinta che la legge la obblighi, e altre in cui il secondo figlio non chiede nemmeno.

Una cosa che invece non è cambiata: il lavoratore può assistere una sola persona con i permessi, salvo le eccezioni previste (figli). Il divieto è caduto sul lato di chi è assistito, non su quello di chi assiste.

Chi può chiederli

La convivenza non serve. È l’altro equivoco frequente: per i permessi non è richiesta, e non è richiesta nemmeno la residenza nello stesso Comune. Serve invece per il congedo straordinario, che è una misura diversa — due anni retribuiti — e molto più stretta.

Come si chiedono, e in che ordine

  1. Prima il verbale. Senza il riconoscimento dell’art. 3 comma 3 non si parte. Se la domanda di accertamento è ancora in corso, i permessi si possono chiedere solo dopo.
  2. Poi la domanda all’INPS, per via telematica: dal portale con SPID o CIE, dal Contact Center, o tramite patronato. Nel modulo si indica la persona assistita, il rapporto di parentela e il datore di lavoro.
  3. Poi la comunicazione al datore di lavoro. Nel privato l’INPS autorizza e l’azienda anticipa il trattamento; nel pubblico la gestione è interna all’amministrazione.
  4. Poi la programmazione. Il lavoratore deve, quando possibile, comunicare in anticipo i giorni che intende usare. È un obbligo di correttezza, non un’autorizzazione da chiedere.

Che cosa il datore di lavoro non può fare

Questa parte va detta con precisione, perché è quella su cui le persone hanno più paura e meno informazioni.

Perché conviene chiederli anche se «tanto sono pochi»

3 giorni al mese sembrano poco a chi sta assistendo qualcuno tutti i giorni. Ma sono 3 giorni retribuiti e coperti da contributi che altrimenti si prendono come ferie o come permessi non pagati — e nell’arco di un anno sono 36 giornate che restano in busta paga.

C’è poi la ragione meno ovvia, ed è quella che le famiglie scoprono tardi: i giorni di permesso sono il tempo in cui si fanno le pratiche. Le commissioni, gli sportelli, il patronato, le visite: succede tutto in orario di ufficio. Chi non ha quei giorni rimanda, e ogni mese di rinvio su una domanda di accompagnamento è una mensilità che non torna indietro.

Quanto valgono in euro

Non lo diciamo, ed è una scelta. Il valore dipende dalla retribuzione di chi prende i permessi, e la retribuzione non la chiediamo — nel calcolatore ci sono sei domande e nessuna riguarda quanto guadagni. Metterci una cifra media vorrebbe dire inventare un numero e farlo sembrare tuo.

Per questo, fra le voci del calcolatore, i permessi 104 restano espressi in giornate mentre tutte le altre sono in euro. È l’unica voce che non si somma al totale, e il motivo è scritto lì.

La tua situazione, in trenta secondi

Questi sono i numeri medi. La tua famiglia ha i suoi: sei domande, nessuna registrazione, e ti diciamo quanto puoi recuperare in un anno e in che ordine muoverti.

Vai al calcolatore

Da dove vengono questi numeri

Importi verificati al 1 settembre 2026. Questa pagina ha valore informativo: non sostituisce il patronato, il CAF o un professionista abilitato, e il riconoscimento delle prestazioni dipende da accertamenti che nessun articolo può anticipare.

← Tutti gli approfondimenti