YouEver Care

Approfondimenti

Congedo straordinario di 2 anni: chi può chiederlo davvero

È la misura più grande che esiste per chi assiste un familiare, e quasi nessuno la chiede. Non perché sia difficile: perché due condizioni la chiudono in partenza, e non le dice nessuno.

In breve

2 anni di congedo retribuito, coperti da contribuzione figurativa. Ma: sono 2 anni per persona assistita, non a testa — si sommano quelli già usati da tutti i familiari per la stessa persona. Servono l’handicap in situazione di gravità (art. 3 comma 3), la convivenza, e un posto nell’ordine di precedenza: finché c’è qualcuno prima di te che può farlo, tu non puoi. Il massimo che l’INPS copre in un anno è 57.837 €, che comprende indennità e contributi figurativi: non è quello che arriva in tasca.

Il primo errore: «due anni a testa»

È il numero che le famiglie sbagliano più spesso, e si sbaglia perché suona come un diritto annuale e non lo è.

I 2 anni sono complessivi in due sensi contemporaneamente: valgono per tutta la vita lavorativa di chi li chiede, e valgono per ciascuna persona assistita sommando quanto ne hanno già usato tutti gli altri familiari per quella stessa persona.

Vuol dire che se tua sorella ha già preso otto mesi per vostra madre, quello che resta da dividere sono sedici mesi, non ventiquattro. È la prima cosa da chiedere in famiglia prima di programmare qualsiasi cosa — e la seconda è che il conto va fatto prima di dare le dimissioni da un lavoro o di rifiutare un incarico.

Il secondo errore, più grande: chi può chiederlo

Il congedo non si decide guardando la persona assistita: si decide guardando chi sei tu rispetto a lei. La legge fissa un ordine, e finché c’è qualcuno prima di te che sta bene, tu non puoi chiederlo.

  1. Il coniuge convivente, la parte dell’unione civile, il convivente di fatto;
  2. il padre o la madre, se il coniuge manca o non può;
  3. un figlio convivente, se mancano coniuge e genitori;
  4. un fratello o una sorella conviventi, se mancano tutti i precedenti;
  5. un parente o affine entro il terzo grado convivente, per ultimo.

Per chi legge questa pagina, il gradino che conta è il terzo. Se assisti tuo padre o tua madre e l’altro genitore è vivo e in condizioni di occuparsene, la porta è chiusa: tocca a lui o a lei, non a te. È una frase dura da leggere, e viene detta qui perché scoprirla al patronato dopo tre settimane di documenti è peggio.

Ma «manca» è una parola più larga di quanto sembri. Non vuol dire solo deceduto: vuol dire anche assente, oppure affetto da patologie invalidanti. Un coniuge di ottantasei anni con una cardiopatia grave non «può», anche se è vivo e in casa. Va documentato, e va documentato bene — ma è la strada che riapre il caso per molte famiglie che si erano fermate a leggere l’elenco.

La convivenza, e che cosa vuol dire davvero

Il congedo richiede la convivenza con la persona assistita. È la differenza più importante rispetto ai permessi della Legge 104, che invece non la chiedono: si può prendere 3 giorni al mese per un genitore che vive in un’altra città, non si può prendere il congedo.

La convivenza si può però costituire: la giurisprudenza e la prassi INPS ammettono che il requisito si realizzi al momento in cui il congedo comincia, anche con un trasferimento di residenza fatto apposta. Non è un cavillo — è il modo in cui molte famiglie rendono possibile quello che sembrava escluso.

Quanto si prende

L’indennità corrisponde all’ultima retribuzione, considerando le voci fisse e continuative — quindi non gli straordinari, non i premi variabili. Ed è coperta da contribuzione figurativa: la pensione continua a maturare, ed è la ragione per cui il congedo è una cosa diversa da un’aspettativa non retribuita.

Il tetto annuo è 57.837 €, e va letto per quello che è. Non è quanto arriva in tasca: è il massimo che l’INPS copre in un anno, e dentro ci stanno sia l’indennità sia i contributi figurativi. Chi lo usasse per fare un conto sul proprio stipendio si troverebbe una cifra più bassa di quella immaginata. Il tetto si rivaluta ogni gennaio.

Come si chiede, e in che ordine

  1. Prima il verbale con l’art. 3 comma 3. Senza il riconoscimento dell’handicap in situazione di gravità il congedo non esiste. È lo stesso presupposto dei permessi 104, e si chiede con la stessa domanda.
  2. Poi il conto dei mesi già usati dagli altri familiari per la stessa persona. Chiederlo dopo aver programmato è il modo in cui si scopre a metà strada che i mesi disponibili erano la metà.
  3. Poi la domanda all’INPS, telematica, con SPID o CIE oppure tramite patronato, e la comunicazione al datore di lavoro. Il datore non può negarlo, ma la decorrenza tiene conto dei tempi previsti dalla norma.

Se la porta è chiusa, che cosa resta

Quasi sempre i permessi della Legge 104: 3 giorni al mese, retribuiti, senza obbligo di convivenza e senza ordine di precedenza fra i familiari — e dal 2022 più persone possono alternarsi sulla stessa persona assistita. Sono meno di2 anni, ma non sono zero, e sono la strada che resta aperta quando il congedo si chiude.

Un «no» al congedo non è un «no» a tutto, ed è il motivo per cui lo strumento qui sotto non risponde mai con un no secco: ogni porta chiusa ne indica un’altra.

Tu ci rientri?

L’ordine di precedenza e la convivenza si decidono sulla tua situazione, non su quella di chi assisti. Sei domande, nessuna registrazione, e ti diciamo quale condizione apre o chiude la porta — e quando non si può sapere, lo diciamo invece di indovinare.

Vai allo strumento

Da dove vengono questi numeri

Importi verificati al 1 settembre 2026. Questa pagina ha valore informativo: non sostituisce il patronato, il CAF o un professionista abilitato, e il riconoscimento delle prestazioni dipende da accertamenti che nessun articolo può anticipare.

← Tutti gli approfondimenti