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Indennità di accompagnamento: quanto tempo ci vuole

I tempi li decide la commissione medica della tua ASL e cambiano da provincia a provincia. Ma c’è una cosa che dipende solo da te, e vale più dell’attesa.

In breve

Fra la domanda e il verbale passano in genere diversi mesi, con differenze forti da provincia a provincia. La cosa che conta di più, però, è un’altra: l’indennità decorre dal mese successivo alla domanda e non è retroattiva. Ogni mese in cui rimandi la domanda è una mensilità da 551,53 € che non tornerà — anche se poi il verbale ti dà pienamente ragione.

Come funziona l’iter, senza giri di parole

  1. Il certificato introduttivo. Lo compila il medico — di base o un certificatore abilitato — e lo trasmette per via telematica. Ti lascia un numero di certificato: senza quel numero non si va avanti, e il certificato scade dopo 90 giorni.
  2. La domanda. Si presenta all’INPS entro la validità del certificato. La fa il patronato, gratis, in mezz’ora. È questo il momento che fissa la decorrenza.
  3. La visita. La commissione convoca. Se la persona non è trasportabile si può chiedere la visita domiciliare, con certificato del medico che lo attesti.
  4. Il verbale, e poi l’erogazione da parte dell’INPS, con gli arretrati calcolati dal mese successivo alla domanda.

Il punto che costa: la decorrenza

Molte famiglie aspettano. Aspettano che la situazione “si stabilizzi”, che arrivi una diagnosi più netta, che passi il periodo difficile. È umano, ed è la cosa più costosa che possano fare.

L’indennità di accompagnamento vale 551,53 € al mese, per dodici mensilità: 6.618,36 € all’anno. Non ha limiti di reddito e non chiede ISEE. Ma parte dal mese successivo alla domanda: tre mesi di attesa prima di presentarla sono 1.654,59 € che nessuno restituirà, nemmeno con un verbale favorevole al cento per cento.

La regola pratica è una sola: si presenta la domanda e poi si aspetta, non il contrario. L’attesa della commissione non la governi; la data della domanda sì.

Che cosa accelera davvero i tempi

Non accelera nulla, invece, telefonare ripetutamente allo sportello, né presentare una seconda domanda mentre la prima è in corso.

Cosa fare mentre aspetti

L’attesa del verbale blocca l’indennità, ma non blocca quasi nient’altro. Nel frattempo si possono chiudere le pratiche che poi diventeranno la strozzatura:

Chi aspetta il verbale per cominciare tutto il resto, quando arriva ha ancora tre mesi di pratiche davanti.

Se la domanda viene respinta

Capita, e non significa che la richiesta fosse infondata: spesso significa che la documentazione non descriveva abbastanza la non autosufficienza. Si può contestare il verbale, ma i termini sono stretti e decorrono dalla comunicazione. Non è una cosa da rimandare a dopo le feste: porta il verbale al patronato appena arriva e fatti dire subito quanto tempo hai.

La tua situazione, in trenta secondi

Questi sono i numeri medi. La tua famiglia ha i suoi: sei domande, nessuna registrazione, e ti diciamo quanto puoi recuperare in un anno e in che ordine muoverti.

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Da dove vengono questi numeri

Importi verificati al 1 settembre 2026. Questa pagina ha valore informativo: non sostituisce il patronato, il CAF o un professionista abilitato, e il riconoscimento delle prestazioni dipende da accertamenti che nessun articolo può anticipare.

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