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Pensione di vecchiaia: a che età e con quanti contributi

Il numero che tutti conoscono è uno solo, e non è fermo. Accanto ce ne sono altri tre che decidono se quel numero vale anche per te.

In breve

Nel 2026 servono 67 anni di età e 20 anni di contributi. Ma l’età non è una cifra ferma: si adegua ogni due anni alla speranza di vita, e gli aumenti sono già pubblicati67 anni e 1 mese dal 2027, 67 anni e 3 mesi dal 2028. Chi ha il primo contributo dal 1996 deve superare anche una soglia d’importo, oppure aspettare 71 anni, dove bastano 5 anni di contributi effettivi e la soglia non si guarda più. Chi ha molti contributi può uscire prima senza limiti di età: 42 anni e 10 mesi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne.

Il numero che si muove

L’errore più comune non è sbagliare l’età: è crederla ferma. Dal 2011 i requisiti si adeguano agli incrementi della speranza di vita, e l’adeguamento arriva a blocchi di due anni, deciso e pubblicato in anticipo.

Quello che è già stato pubblicato:

Un mese sembra poco. Non lo è per chi ha già dato le dimissioni contando su una data: la differenza fra maturare il diritto a dicembre e maturarlo a gennaio può essere un anno intero di attesa, perché cambia la tabella che si applica.

Chi ha cominciato a versare dal 1996: la soglia in più

Per chi ha il primo accredito contributivo dal 1° gennaio 1996 — quindi tutto il sistema contributivo puro — non bastano età e anni: la pensione che ne esce deve superare una soglia d’importo, pari all’assegno sociale. Fino al 2023 la soglia era una volta e mezza; dal 2024 è stata riportata a una volta.

Chi non ci arriva non resta senza pensione: aspetta. A 71 anni la soglia non si guarda più, e basta un’anzianità contributiva effettiva di 5 anni. Effettiva vuol dire davvero versata o accreditata, non ricostruita.

Anche quei 71 anni si adeguano: diventano 71 anni e 1 mese nel 2027.

Uscire prima: la pensione anticipata

Non guarda l’età: guarda solo gli anni di contributi. Nel 2026 servono 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

C’è poi una via a 64 anni per chi è interamente nel sistema contributivo, con 20 anni di contributi effettivi e una soglia d’importo più alta. Le soglie si muovono ogni anno con la rivalutazione, quindi è un conto che va rifatto al momento e non si può portare a memoria.

Fra il giorno in cui il diritto matura e il primo pagamento passa del tempo — le finestre. Cambiano per categoria, e questa pagina non le riporta: è la domanda giusta da fare al patronato quando la data comincia a contare.

E i contributi di chi assiste?

È la parte che riguarda chi legge, non il genitore. Ridurre l’orario, prendere aspettativa o smettere per assistere qualcuno toglie contributi, e quasi nessuno lo mette nel conto mentre lo sta facendo.

Due cose che non tolgono niente, ed è giusto saperlo prima:

Quello che invece non è coperto è l’aspettativa non retribuita, e non lo è il part-time per la parte non lavorata. Sono le due scelte che sembrano più prudenti e costano di più nel lungo periodo.

Prima di ridurre l’orario vale la pena guardare se il congedo straordinario o i permessi della 104 coprono lo stesso bisogno: a parità di giorni a casa, quelli non lasciano buchi.

Lo stesso numero, dall’altra parte

I 67 anni non sono solo la tua data. Sono anche l’età a cui, per il genitore che assisti, due prestazioni di invalidità civile — l’assegno mensile e la pensione di inabilità civile — si trasformano in assegno sociale.

L’indennità di accompagnamento no: quella non ha limiti di età e non ne ha di reddito. Chi crede che a 67 anni «scada tutto» smette di chiederla, e perde una cifra che non sarebbe mai finita. La differenza fra i due sistemi sta nella guida che li mette a confronto.

La tua situazione, in trenta secondi

Questi sono i numeri medi. La tua famiglia ha i suoi: sei domande, nessuna registrazione, e ti diciamo quanto puoi recuperare in un anno e in che ordine muoverti.

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Da dove vengono questi numeri

Importi verificati al 29 agosto 2026. Questa pagina ha valore informativo: non sostituisce il patronato, il CAF o un professionista abilitato, e il riconoscimento delle prestazioni dipende da accertamenti che nessun articolo può anticipare.

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