Badante e 730: che cosa si recupera davvero, e quanto
Le due strade esistono, sono cumulabili, e valgono meno di quanto si legge in giro — ma valgono. La differenza sta tutta fra «tetto di spesa» e «sconto».
Due strade diverse, e si possono usare tutte e due. I contributi previdenziali versati per la badante si deducono dal reddito fino a 1.549,37 € l’anno: non tornano indietro, abbassano l’imponibile — con un’aliquota prudenziale del 23% valgono circa 356,36 €. La retribuzione si detrae al 19% su un tetto di spesa di 2.100 €, quindi al massimo 399 €, e solo se il reddito complessivo di chi sostiene la spesa non supera 40.000 €. Serve il contratto regolare: senza, non si recupera niente.
Perché sono due cose diverse, e perché conta
Dedurre e detrarre non sono sinonimi, e la differenza si vede in cassa.
- Una deduzione abbassa il reddito su cui si calcola l’imposta. Il vantaggio non è la cifra dedotta: è quella cifra moltiplicata per la tua aliquota. Chi sta nel primo scaglione ne ricava meno di chi sta nell’ultimo, a parità di spesa.
- Una detrazione si sottrae direttamente dall’imposta. Qui il vantaggio è netto e uguale per tutti: il 19% della spesa ammessa, entro il tetto.
È da qui che nasce l’errore più diffuso. Si legge spesso «con la badante si recuperano 2.100 €»: non è vero. 2.100 € è il tetto di spesa su cui si calcola la detrazione. Lo sconto è il 19% di quel tetto, cioè al massimo 399 €. La distanza fra le due cifre è quasi tutta la cifra.
La deduzione dei contributi
Sono i contributi versati all’INPS per il lavoro domestico — solo la quota a carico del datore di lavoro, cioè della famiglia, non quella trattenuta alla lavoratrice. Si deducono dal reddito complessivo fino a 1.549,37 € l’anno.
Con un’aliquota prudenziale del 23% il vantaggio reale è di circa 356,36 €. Diciamo «prudenziale» apposta: l’aliquota vera dipende dal tuo scaglione, e prendere quella più alta per far sembrare più grande il risultato sarebbe promettere una cifra che non arriverà.
Questa strada non ha limiti di reddito e non richiede che la persona assistita sia non autosufficiente: vale per qualunque rapporto di lavoro domestico regolare, colf comprese.
La detrazione del 19%, e le sue tre condizioni
Questa invece è più stretta, e le condizioni sono tutte e tre necessarie:
- La persona assistita dev’essere non autosufficiente nel compimento degli atti della vita quotidiana. Va documentato da una certificazione medica: non basta l’età, e non basta l’invalidità civile in quanto tale.
- Il reddito complessivo di chi sostiene la spesa non deve superare 40.000 €. Sopra quella soglia la detrazione non spetta affatto — non si riduce, sparisce.
- Il tetto di 2.100 € è per contribuente, non per persona assistita: se assisti due genitori, il tetto resta uno.
Il pagamento va fatto in modo tracciabile e documentato: ricevute con i dati di chi paga, di chi riceve e della persona assistita.
La cosa che le famiglie dimenticano: la franchigia sulle spese sanitarie
È una strada diversa dalle due precedenti, e si somma. Le spese sanitarie — visite, farmaci, esami, dispositivi — si detraggono al 19% ma solo sulla parte che supera 129,11 € nell’anno.
La franchigia è una sola per tutto l’anno, non per scontrino. Ed è il motivo per cui conviene registrare anche le spese piccole: sono quelle che fanno superare la soglia prima, e da lì in poi tutto il resto detrae pieno. Le famiglie che buttano gli scontrini da otto euro perdono la parte più facile.
Senza contratto non si recupera niente
È il punto che decide tutto il resto, e vale la pena dirlo senza giri di parole: nessuna delle tre strade esiste se il lavoro non è regolare. Non ci sono contributi da dedurre, non ci sono ricevute tracciabili da detrarre, non c’è nulla da portare al CAF.
È anche il calcolo che sorprende di più le famiglie: fra il risparmio fiscale e la differenza di costo reale, la distanza fra «in nero» e «in regola» è molto più piccola di quella che si immagina — e da una parte c’è un rischio che non finisce mai, dall’altra no.
Perché noi non ti diciamo la tua cifra esatta
Perché servirebbe il tuo reddito complessivo, e non lo chiediamo. Il calcolatore fa sei domande e nessuna riguarda quanto guadagni: chiederlo alzerebbe di molto il numero di persone che si fermano, e servirebbe a stimare una sola delle quattro voci.
Per questo la voce della detrazione, nel risultato, esce sempre dichiarata con riserva invece che come una cifra sicura. Preferiamo un numero con scritto sopra che cosa non sappiamo, a un numero pulito e sbagliato.
La tua situazione, in trenta secondi
Questi sono i numeri medi. La tua famiglia ha i suoi: sei domande, nessuna registrazione, e ti diciamo quanto puoi recuperare in un anno e in che ordine muoverti.
Vai al calcolatoreDa dove vengono questi numeri
- Agenzia delle Entrate, portale della dichiarazione precompilata, sezione Sanità previdenza e assicurazioni — tetto annuo di 1.549,37 € per i contributi previdenziali di colf e badanti, deducibili dal reddito complessivo
- TUIR art. 15 comma 1 lett. i-septies; modello 730, quadro E, righi da E8 a E10, codice 15 — tetto di spesa di 2.100 € per addetti all’assistenza personale di soggetti non autosufficienti
- TUIR art. 15 comma 1 lett. i-septies
- Agenzia delle Entrate, portale della dichiarazione precompilata, sezione Sanità previdenza e assicurazioni — la detrazione spetta solo se il reddito complessivo non supera 40.000 €
- TUIR art. 15 comma 1 lett. c — franchigia sulle spese sanitarie; modello 730, quadro E, rigo E1
Importi verificati al 1 settembre 2026. Questa pagina ha valore informativo: non sostituisce il patronato, il CAF o un professionista abilitato, e il riconoscimento delle prestazioni dipende da accertamenti che nessun articolo può anticipare.
