Quanto costa davvero una badante convivente
La cifra che senti al telefono è la retribuzione. Il costo è un’altra cosa, e la differenza si scopre quasi sempre a dicembre.
Una persona convivente a tempo pieno costa alla famiglia 19.281 € l’anno, cioè 1.607 € al mese, non i 1.100–1.200 € di cui si parla quando ci si accorda. La differenza non è un ricarico: sono tredicesima, TFR e contributi, che maturano ogni mese anche quando nessuno li mette da parte.
La cifra è un esempio dichiarato, non una media: assistente convivente a una persona non autosufficiente, livello CS del contratto collettivo, tempo indeterminato, 54 ore a settimana, minimi in vigore dal 1° gennaio 2026, vitto e alloggio forniti in casa. Con scatti di anzianità, un livello superiore o ore in più si sale; sotto, con un contratto regolare, non si scende.
Perché il conto che ti fanno al telefono è sbagliato
Quando si concorda una cifra con una persona che assiste, quasi sempre si parla di quanto le arriva in mano ogni mese. È il numero che interessa a lei, ed è giusto così. Ma non è il numero che uscirà dal conto della famiglia.
La retribuzione è circa i due terzi del costo. Il terzo che manca non è un’imposizione burocratica: è retribuzione differita — soldi che la persona ha già guadagnato e che riceverà più avanti — più i contributi che le costruiscono la pensione. Matura mese per mese, in silenzio, e si presenta tutto insieme a dicembre o alla fine del rapporto.
Il conto, voce per voce
Questo è l’esempio standard fatto per intero. I quattro numeri di partenza sono pubblici e stanno qui sotto fra le fonti: il conto si rifà a mano.
- Retribuzione14.326,00 €
1.193,84 € per dodici mensilità
- Tredicesima1.194,00 €
una mensilità in più, a dicembre
- Trattamento di fine rapporto1.150,00 €
retribuzione annua e tredicesima divise per 13,5, come prevede il codice civile: matura ogni anno e si paga alla fine
- Contributi2.611,00 €
54 ore a settimana per 52 settimane, all'importo orario INPS del 2026 al netto della quota trattenuta al lavoratore
- Totale del primo anno19.281,00 €
1.607 € al mese, cioè il 35% in più della cifra concordata
Chi ha in mente 14.000 € l’anno sbaglia di un terzo, e sbaglia sulla parte che arriva tutta insieme: la tredicesima a dicembre, il TFR alla fine del rapporto.
Quello che questo conto non comprende
- La sostituzione durante le ferie. Sono 26 giorni lavorativi all’anno, retribuiti: se in quei giorni serve qualcun altro, quella persona è un costo in più che quasi nessuno mette a bilancio.
- Vitto e alloggio. Nell’esempio la persona vive in casa, quindi non si pagano in denaro — ma mangiano e occupano una stanza, e questo un costo ce l’ha. Il contratto li valuta 6,66 € al giorno quando vanno invece corrisposti in denaro.
- Straordinari, malattia e scatti di anzianità. Gli scatti valgono il 4% ogni due anni di rapporto: al sesto anno la stessa persona costa sensibilmente di più.
- Il livello. Una persona con formazione specifica sta al livello DS e il minimo è più alto. L’inquadramento non è una scelta libera: dipende dalle mansioni, e sbagliarlo si paga in differenze retributive per anni.
Quanto ne torna indietro
Due strade, e valgono solo insieme al contratto e ai pagamenti tracciabili.
I contributi previdenziali si deducono dal reddito fino a 1.549,37 € all’anno. Attenzione a cosa significa: non è denaro che rientra sul conto, è reddito che non viene tassato. Il beneficio reale è quella cifra moltiplicata per la tua aliquota — dal 23% in su, quindi qualche centinaio di euro.
La spesa per l’addetto all’assistenza personale si detrae al 19% su un massimo di 2.100,00 € di spesa, e solo se il reddito complessivo di chi la sostiene non supera 40.000,00 €. Vale quando la persona assistita non è autosufficiente, condizione che deve risultare da certificazione medica.
Pagare in contanti non è vietato: il lavoro domestico è escluso dall’obbligo di pagare lo stipendio con mezzi tracciabili, e resta solo il limite generale del contante (999,99 € per singolo pagamento). È però costoso: la detrazione del 19% sulla spesa di assistenza vuole il pagamento tracciabile, e un anno di stipendi in contanti è un anno di detrazione perduta che non si recupera dopo. I contributi all’INPS sono un’altra cosa e restano deducibili, perché si versano con bollettino. Il bonifico costa zero.
Il contratto non è un adempimento: è la chiave
Senza un rapporto regolare non esistono né la deduzione né la detrazione. Ma soprattutto non esiste la spesa documentata, che è la condizione richiesta dalla quota integrativa della Prestazione Universale: quella prevede una rendicontazione trimestrale delle spese di assistenza, e senza contratto non c’è niente da rendicontare.
Detto in soldi: una famiglia che paga in nero per risparmiare sui contributi può perdere prestazioni di importo molto più alto dei contributi risparmiati.
Le tre cose da fare questa settimana
- Metti per iscritto il rapporto. Serve una lettera di assunzione con livello, orario, retribuzione e decorrenza. La comunicazione all’INPS va fatta entro le 24 ore precedenti l’inizio del rapporto.
- Passa ai bonifici. Dal primo pagamento tracciabile in poi ogni euro diventa documentabile. Da quelli in contanti non si recupera nulla.
- Segna sul telefono le quattro scadenze dei contributi. Sono trimestrali e non arriva nessun avviso: chi le salta paga sanzioni su cifre piccole, che è il modo più stupido di perdere soldi.
La tua situazione, in trenta secondi
Questi sono i numeri medi. La tua famiglia ha i suoi: sei domande, nessuna registrazione, e ti diciamo quanto puoi recuperare in un anno e in che ordine muoverti.
Vai al calcolatoreDa dove vengono questi numeri
- Verbale della Commissione nazionale per il lavoro domestico sottoscritto l'11 febbraio 2026 presso il Ministero del Lavoro, adeguamento ISTAT dell'1% con decorrenza 1° gennaio 2026 — tabella dei lavoratori conviventi; minimo del livello CS per conviventi 1.193,84 €/mese
- CCNL sulla disciplina del rapporto di lavoro domestico: art. 14 sull’orario dei conviventi, tredicesima, ferie; art. 2120 del codice civile per il TFR
- INPS, circolare n. 9 del 3 febbraio 2026 — contributi del lavoro domestico per il 2026, rapporto a tempo indeterminato oltre 24 ore settimanali, importo comprensivo della quota CUAF; 1,24 € l’ora, di cui 0,31 € trattenuti al lavoratore
- TUIR art. 10 comma 1 lett. e-ter — deduzione dei contributi previdenziali per addetti ai servizi domestici, fino a 1.549,37 €
- TUIR art. 15 comma 1 lett. i-septies — detrazione del 19% delle spese per addetti all’assistenza personale, su un massimo di 2.100,00 €
Importi verificati al 1 settembre 2026. Questa pagina ha valore informativo: non sostituisce il patronato, il CAF o un professionista abilitato, e il riconoscimento delle prestazioni dipende da accertamenti che nessun articolo può anticipare.
