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Amministrazione di sostegno: come si chiede, quanto tempo, quanto costa

La domanda arriva quasi sempre in banca, allo sportello, il giorno in cui serve firmare qualcosa e non si può più. Da lì in avanti la strada è una sola, ed è più corta di quanto sembri.

In breve

Non serve un avvocato. Il ricorso lo può depositare un familiare, da solo, al giudice tutelare del luogo di residenza o domicilio della persona. Il contributo unificato non è dovuto: al Tribunale di Milano la spesa vera è il pagamento telematico di 27 € per i diritti di notifica — al tuo tribunale la cifra va chiesta, perché cambia. La legge dà al giudice 60 giorni per provvedere; a Milano l’istruttoria completa, esame della persona compreso, ne chiede circa 90. Se c’è urgenza il giudice può nominare subito un amministratore provvisorio.

Che cos’è, in una riga

È la nomina, da parte di un giudice, di una persona che può firmare per chi non è più in grado di farlo — per gli atti indicati nel decreto, e solo per quelli. Non toglie i diritti: li affianca. È nata nel 2004 proprio per sostituire l’interdizione, che invece cancellava la capacità della persona in blocco.

Nella pratica, per una famiglia, serve a tre cose che senza di lei sono impossibili: usare i soldi della persona per curarla, firmare i consensi e le domande, e gestire un immobile se va venduto o affittato per pagare l’assistenza.

Chi può chiederla

L’elenco è nell’art. 406 del codice civile, ed è più largo di quanto le famiglie credano:

Non serve essere d’accordo fra fratelli per depositare il ricorso. Serve — o almeno conviene molto — che gli altri familiari siano informati: il giudice li sente comunque, e un dissenso che arriva a sorpresa allunga i tempi.

Perché non serve un avvocato

Questa è la parte che quasi nessuna pagina scrive con chiarezza, e ha una ragione semplice: quasi tutte quelle pagine le scrivono studi legali.

Il procedimento per l’amministrazione di sostegno è pensato per essere accessibile: il ricorso lo deposita direttamente chi lo propone, i tribunali pubblicano il modulo e le istruzioni, molti hanno uno sportello di prossimità o un ufficio del giudice tutelare che riceve il pubblico. L’assistenza di un legale non è obbligatoria per il ricorso ordinario.

Quando invece conviene davvero: se c’è un conflitto in famiglia su chi debba essere nominato, se ci sono atti patrimoniali importanti — una casa da vendere, un’eredità aperta, una società — o se qualcuno si oppone. In quei casi la materia smette di essere procedurale e diventa contenziosa.

Che cosa serve per depositare

  1. Il certificato medico che descriva la condizione. È il documento su cui si regge tutto, e va chiesto per primo perché è quello che richiede più tempo: al medico di famiglia, allo specialista che segue la persona, o alla struttura dove è ricoverata. Deve descrivere che cosa la persona non riesce più a fare, non limitarsi a una diagnosi.
  2. I dati anagrafici della persona e di chi propone il ricorso, e i documenti di identità.
  3. L’elenco dei parenti entro il quarto grado con i loro recapiti. Serve al giudice per sentirli. È la parte che si sottovaluta e che fa rimandare i depositi: conviene prepararla prima.
  4. Il quadro di che cosa c’è da gestire: pensione, conti, immobili, spese ricorrenti. Il decreto elencherà gli atti che l’amministratore può compiere, e quell’elenco nasce da qui.

Quanto tempo ci vuole davvero

Le due cifre non sono la stessa cosa, e confonderle è il motivo per cui le famiglie si arrabbiano.

E c’è la scorciatoia che quasi nessuno chiede. Se nel frattempo c’è qualcosa che non può aspettare — una retta da pagare, un intervento da autorizzare — il giudice può nominare subito un amministratore provvisorio, con poteri limitati a quell’atto, mentre l’istruttoria va avanti. Va chiesto nel ricorso, spiegando qual è l’urgenza: chiederlo dopo significa aspettare due volte.

Quanto costa

Molto meno di quello che le famiglie temono, ed è la seconda buona notizia di questa pagina.

Che cosa succede dopo il decreto

Il decreto di nomina dice tre cose: chi è l’amministratore, quali atti può compiere da solo e quali solo con l’autorizzazione del giudice, e per quanto tempo — può essere a termine o a tempo indeterminato.

Da lì in poi ci sono due obblighi, e vanno conosciuti prima di accettare, non dopo:

La cosa che conviene sapere prima di tutto il resto

L’amministrazione di sostegno è la strada che resta quando le altre si sono chiuse. Finché la persona capisce quello che firma, ne esistono due più rapide e molto meno costose: una procura, e la designazione preventiva prevista dall’art. 408 del codice civile, con cui si sceglie in anticipo chi sarà il proprio amministratore se un giorno dovesse servire.

Quelle due porte si chiudono, e non si riaprono. Il giorno in cui la persona non è più in grado di firmare, resta soltanto il ricorso al giudice. Ed è il motivo per cui questa pagina, in fondo, non ti manda al calcolatore: ti manda a capire se sei ancora in tempo.

Una diagnosi non chiude quella finestra. Una demenza iniziale non toglie da sola la capacità di firmare — anzi, è spesso il momento migliore per farlo, quando la persona può ancora scegliere da sé chi vuole accanto. Chi rinuncia «per prudenza» perché c’è una diagnosi butta via l’unica settimana utile.

Prima di tutto: siete ancora in tempo?

L’amministrazione di sostegno è la strada che resta quando la persona non è più in grado di firmare. Finché lo è, ce ne sono altre due — più rapide e meno costose — che il giorno dopo si chiudono per sempre. Cinque domande su fatti che hai già visto, e ti diciamo quale porta è ancora aperta.

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Da dove vengono questi numeri

Importi verificati al 1 settembre 2026. Questa pagina ha valore informativo: non sostituisce il patronato, il CAF o un professionista abilitato, e il riconoscimento delle prestazioni dipende da accertamenti che nessun articolo può anticipare.

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